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lunedì 18 marzo 2019

Stefano Fontana, Unione Depauperati Consapevoli, 2019



In occasione del convegno L’arte relazionale prima di Nicolas Bourriaud. Gli anni ’80 e ’90 in Italia. Dal Gruppo di Piombino al Progetto Oreste, a Stalker, organizzato da Francesca Franco e svoltosi presso la Sala Cinema del MACRO di Roma sabato 16 marzo 2019, Stefano Fontana ha inviato questo contributo che è stato letto da Francesca Franco mentre sullo schermo era proiettata l'immagine sopra riprodotta.


‘Unione Depauperati consapevoli’:
ci mancavano loro, un altro gruppetto, chissà questi cosa. Si lamenteranno anche loro di qualche cosa, come tutti in questo paese. Depauperati di cosa? Cosa gli hanno portato via questa volta? Cosa rimpiangono? Le file alla posta? I bei tempi andati? Quando c’era il muro? Quando si facevano le assemblee? Quando si scendeva in piazza?

Eccoli ritratti tutti insieme. Dietro sullo sfondo si vedono foto di operai, forse in una manifestazione. Sì, la lotta, si richiamano ai valori dell’intramontabile movimento operaio. Loro però non sono operai, sembrano più borghesi, medici, funzionari, qualche ex figlio dei fiori, sono i peggiori, chissà cosa vogliono fare, se ne accorgano ora che tutto sta andando a rotoli?

Per cosa poi si indignano? Per i privilegi della casta? Per la legge Fornero? Forse non vogliono la fatturazione elettronica. Saranno contro le case farmaceutiche e contro la soia transgenica, contro le multinazionali che ci avvelenano tutti. La società civile, ecco loro sono i rappresentanti della società civile, loro si indignano, forse un tempo facevano i girotondi e nessuno gli ha detto che sono anche quelli finiti.

E’ ora di dire basta, sembrano dire, che così non si può andare avanti. Abbiamo sopportato anche troppo, ora dobbiamo agire, dobbiamo ripartire, non possiamo più aspettare, né demandare, dobbiamo riappropriarci del nostro presente, dobbiamo costruire il nostro futuro. Dobbiamo, dobbiamo. Non domani, ma oggi, prima che sia troppo tardi, prima che non si possa più farlo, che la porta sia irreversibilmente chiusa. Ora o mai più. Perché domani si possa ancora dire domani, perché si possa ancora. Perché.

Parole, altre parole, quante parole! Non dette, forse pensate, forse immaginate.

Colti, inventati, dipinti nel momento dove tutto nasce, l’incipit di ogni cosa: la creazione artistica, l’afflato rivoluzionario. Dove alla tesi si è appena contrapposta l’antitesi, in quel momento fecondo, immediato ed eterno prima che la pulsazione dialettica si chiuda inesorabilmente, si ricomponga, prima che il fuoco si spenga, prima che diventi storia.

Loro c’erano. Loro avevano capito. L’atto fondante, il momento della consapevolezza raggiunta, del senso stesso di esserci, di essere pronti. ‘Understanding’ come ‘Yes we can’ ma molti anni prima. La forma della rivoluzione, di ogni rivoluzione, la sua architettura, i suoi colori.

Un’altra epoca. Adesso è troppo tardi, ormai sono ombre del passato, sono come i ‘non-visti’ di Bill Viola, come un nuovo quarto stato. Non sono più, erano.

Ed in fondo è meglio così. Con i tempi che corrono magari ora sarebbero stati tutti in Parlamento. Invece al massimo questa foto finirà appesa su qualche muro. Forse a qualcuno diranno anche qualcosa, vai a sapere, con la gente strana che c’è in giro.

Un amico

giovedì 4 luglio 2013

Stefano Fontana, Oggetti Smarriti, 1987

Stefano Fontana, Oggetti Smarriti, 1987


In una piccola cittadina della Toscana, caratterizzata da un notevole flusso turistico, l'artista ha disseminato “a random” circa 500 rettangolini di legno (6x4 cm.) di diverso colore. Tutti i rettangolini recavano sulla faccia posteriore una piccola piastra magnetica.
Nella piazza principale – punto di passaggio obbligato dell'itinerario turistico – era stata collocata in bella vista una lavagna metallica.


Sui muri della cittadina erano inoltre stati affissi dei manifesti che raffiguravano alcuni rettangolini sormontati dalla scritta “OGGETTI SMARRITI”.
Connettendo tra loro gli elementi descritti, i turisti hanno preso ad attaccare sulla lavagna i rettangolini che casualmente avevano trovato.
Ogni ora circa, senza farsi notare, l'artista sostituiva la lavagna con una nuova. Dal momento che questa operazione ha avuto il corso di una intera giornata, ne sono risultate 10 configurazioni successivamente rese stabili dall'artista.



I rettangolini, i manifesti e la lavagna fondano un sistema di possibilità virtuali – praticamente infinite – entro cui l'opera può essere realizzata. Allo stesso tempo questi elementi definisono i termini di una situazione-problema che l'artista introduce, in maniera inapparente e non esplicita, nel clichè di una visita turistica.
La realizzazione dell'opera scaturisce dal rovesciamento di un comportamento largamente codificato. Essa va infatti a compimento solo se, da una pratica di appropriazione ed eventuale restituzione dietro ricompensa, la situazione creata dall'artista riesce ad ottenere una condotta di retituzione gratuita.
Nel dettaglio, è probabilmente il piacere estetico nel comporre delle forme multicolori sulla lavagna a consentire il superamento dell'interesse pratico di appropriazione.
Ed è proprio questa emancipazione del comportamento indotto dal principio di utilità che regola la vita quotidiana – che la realizzazione dell'opera assume a suo necessario presupposto -a costituire il senso ultimo di questo lavoro di Stefano Fontana. (D.N., Scheda tecnica dell'opera per lo Studio Casoli, 1987)  

Stefano Fontana, Oggetti Smarriti n.4, cm. 70x100 c.ca, tecnica mista su metallo, 1987 



mercoledì 6 marzo 2013

Stefano Fontana, Passaggi, Studio Casoli, Milano, 1989

Stefano Fontana, Passaggi

Studio Casoli, Milano, 1989


Le strutture esposte da Stefano Fontana nella sua personale del 1989 allo Studio Casoli erano state precedentemente anteposte all'ingresso di un esercizio commerciale ed il loro aspetto era il risultato delle deformazioni impresse dal passaggio dei clienti del negozio.



mercoledì 27 febbraio 2013

XLIII Biennale di Venezia, Aperto 88, 1988

XLIII Biennale di Venezia, Aperto 88, 1988

Stefano Fontana, Prove resistenza, istallazione, Biennale di Venezia, 1988

Stefano Fontana fu l'unico artista del Gruppo di Piombino ad essere invitato a questa edizione della Biennale di Venezia. Le cinque prove di resistenza esposte erano altrettanti displayer al cui interno era tesa una pezza di stoffa elastica - nei differenti cinque colori (bianco, nero, rosso, giallo, blu) - tra due lastre di plexiglass provviste di fori. I diplayer erano stati collocati in un negozio di stoffe ed i clienti erano stati invitati a saggiarne la resistenza ed elasticità introducendo attraverso i fori dei tondini di rame messi a disposizione. 


Il risultato finale dell'interazione tra l'oggetto ed il pubblico richiamava inevitabilmente alla memoria le tele estroflesse di Castellani.
Al momento di spedire l'opera alla mostra, Salvatore Falci realizzò, con lo stesso sistema di strati di vernice sovrapposta da lui usato per i suoi pavimenti, le casse d'imballaggio (visibili sullo sfondo nella prima fotografia) che furono esposte da Fontana nello spazio a lui riservato accanto a Prove resistenza


lunedì 18 luglio 2011

Stefano Fontana, Messaggi, 1991

Messaggi
Stefano Fontana, 1991



Stefano Fontana e la persistenza del dialetto
di Cesare Pietroiusti

in Cesare Pietroiusti, Prendere alla lettera il discorso dell'altro, Aperture, n.1, 1996, pagg. 99-100

   Stefano Fontana è un artista che vive a Piombino ed è operaio da vent’anni nelle locali acciaierie. I suoi lavori sono stati esposti (in particolare fra l’87 e il‘91) in numerose mostre e rassegne anche internazionali e sono stati, in Italia, elemento di un vivace dibattito sul ruolo dell’artista, che è lungi dall’essere concluso ma che tende progressivamente a marginalizzare (e, nel breve termine, a ignorare) coloro i quali, per necessità o per scelta, restano a vivere la loro vita in piccoli centri, lontano dai circuiti di distribuzione della cultura. In effetti, il lavoro di Stefano Fontana risente fortemente di tale dinamica di esclusione, che ne rappresenta uno dei temi fondamentali. Varie sue operazioni consistono proprio nel tentativo di raccogliere il discorso del cittadino comune di Piombino e di ripresentarlo come tale (possibilmente con un minimo di mediazione formale) nel sistema dell’arte, facendone un’opera.
Contenitori ideologici è un’operazione del 1985. L’artista dispone in giro per la città (su cancellate, muri, etc.) una serie di scatole gialle tutte uguali, della forma di una piccola cassetta delle lettere, con una fessura in alto e con la scritta “contenitore ideologico”. Le scatole sono lasciate per un certo tempo, dopodiché vengono rimosse dall.’artista che in mostra, oltre ad una documentazione fotografica dell.’installazione “in campo”, esibirà tutto il contenuto che, contenitore per contenitore, ci ha trovato dentro.
Messaggi (1991) è il titolo di un’altra serie di oggetti: si tratta di piccoli basamenti (anche in questo caso di colore giallo) in cui è inserito un apparecchio telefonico. Sul basamento c’è solo la scritta “messaggi”. In effetti alla cornetta non si sente niente, ma, proprio nel momento in cui questa viene sollevata, un registratore entra in funzione e registra tutto ciò che l’occasionale fruitore, soprattutto se capisce che non ci sono messaggi da ascoltare, ma da lasciare, dice. Anche questi oggetti vengono lasciati per un certo tempo in vari luoghi della città di Piombino, per lo più spazi pubblici. In mostra il registratore semplicemente emette, alla stessa cornetta, ciò che prima era stato registrato.
Voto libero (1994), infine, è una specie di bussolotto, completo di matita e schede bianche con una piccola scritta in alto “voto libero”, e con scomparto in cui lasciare le schede “completate”. L’operazione è stata compiuta in due o tre occasioni, sempre a Piombino, in prossimità di appuntamenti elettorali. L’artista ha raccolto varie centinaia di schede, e i relativi messaggi, che ha poi successivamente esposto.
La dichiarata volontà di Stefano Fontana è quella di valorizzare un discorso che proviene dal basso, sia nel senso sociale che geografico; di sottolineare la persistenza delle sue caratteristiche locali e non intellettuali, in una parola la persistenza di un “dialetto” culturale in un mondo in cui sembra che il discorso delle scelte e dei desideri si articoli dappertutto con la stessa onnipervasiva sintassi della pubblicità, in cui tutti si omologano a votare per gli stessi partiti mentre, di fronte alla possibilità di esprimersi liberamente, sembrano assumere centinaia di posizioni politiche (ed esistenziali) distinte.


Dai Messaggi di Stefano Fontana (pubblicati in Storie, ediz. Alice e Il Campo, Roma; Sergio Casoli, Milano; Marco Noire, Torino; 1991, pagg. 22-23)

CENTRO SOCIALE GIOVANI
- Meloni, vai in culo te e tutta la tua famigliaccia...
- Flavio schiavizzato.
- La vita è bella se la vivi come ti pare.
- Fuma bello, fuma sano, fuma solo pakistano.
- Il blob.
- ...è scema.
- Cosa ha detto?
- (cantando) Il mondo è qua, ma non c.’è stato mai...
- Fai cacare.
- Messaggio, messaggio: viva la topa!
- Pronto: il babbone è scemo.
- Messaggio, messaggio per Barletta. Barletta scappa, c.’è l.’allacciacani.
- Solo la mafia obbliga, il privato propone, lo strozzino ricatta.

BAR TORREFAZIONE GIULIANI
- Vengo subito, pronto.
- ...che Marco è una gran carogna, fa dei caffè che fan pietà e poi non vuole
fare mai il resto, vuole sempre la mancia.
- ...sono arrabbiato perché la mia zia è rinchiusa.
- Sono un libero cittadino. Mi piacerebbe vedere Piombino pulita, in particolar
modo l.’aria.
- ... è sottile, affascinante, struggente intrigo sul tema dell.’amore e
dell.’autodistruzione.
- Troppo cari i rifiuti urbani, si pagano.
- ...
- Pronto, non dice nulla... (altra voce) devi dire te... (il primo) mi sono stufato di lavorare


martedì 12 luglio 2011

Stefano Fontana, 40.518, galleria Vivita 1, Firenze 1990

40.518
Stefano Fontana

galleria Vivita 1, Firenze, febbraio-marzo 1990

Stefano Fontana ha affisso per le vie di Piombino un manifesto che riproduceva un suo ritratto a mezzo busto. Come quelli in cui i cantanti di provincia pubblicizzano le loro serate. Come quelli in cui i politici senza fama cercano almeno di divulgare un'immagine sana e rassicurante di se stessi. Strani ritratti questi, falsi e artificiali come il sorriso degli imbonitori e lievemente malinconici, anche. Con quel bianco e nero e quel retino grossolano che sanno di roba fatta in casa e alla buona.
Sotto il ritratto i manifesti recavano stampigliato un numero di telefono a cui rispondeva una voce registrata che ripeteva: "Risponde il numero 40.518 Lasciare un messaggio dopo il segnale acustico.
A noi rimangono i manifesti deturpati dalle caricature e coperti di commenti, spesso d'improperi; i messaggi raccolti dalla segreteria telefonica; gli strani accostamenti involontariamente realizzati dagli attacchini comunali, resi nella mostra da alcune gigantografie documentarie.
Campagna pubblicitaria e segreteria telefonica, strutture portanti del villaggio globale, inserite e messe in funzione dall'artista nel vivo di un villaggio reale, in cui realmente quasi tutti si conoscono almeno di vista, si riconoscono e quando s'incontrano si salutano.
L'opera di Fontana è tutta nello stridore vibrante di questo contrasto, nell'assurdo cortocircuito dei commenti, pareri e messaggi che s'intrecciano e si aggrovigliano sullo scenario allestito dall'artista come in una beffa.
Come in una farsa.
E come in questa e in quella viene il sospetto che laddove fa uno scherzo, è nascosto un problema.
(Domenico Nardone, comunicato stampa della mostra)


   Stefano Fontana fece stampare un manifesto che riproduceva la sua immagine a mezzo busto. Un ritratto banale in bianco e nero con un mezzo sorriso, lo sguardo fermo ma sperso a guardare un altrove denso di significati, la camicia aperta a mostrare la catenina e, stampato in basso, un numero. Che era un numero telefonico a cui rispondeva una voce registrata che recitava: “ Risponde il nuero 40.518. Lasciare un messaggio dopo il segnale acustico”. Questi manifesti furono affissi per le strade di Piombino e dentro alcune scuole. Il caso volle che l'attacchino a volte mettesse questo manifesto accanto a un messaggio politico in modo che il ritratto somigliasse a quello di un politico in cerca di voti, oppure che altre volte lo sistemasse in successione ossessiva fino a farlo associare a quello di un cantante da balera che reclamizza le sue serate, o ancora forse a quello di un santone, cartomante, o chiromante, in cerca di clienti.

Stefano Fontana e interventi anonimi, 40.518

Ma certamente queste, per tutti quelli che vedevano questa immagine così intrigante, erano solamente ipotesi. Per chi voleva una risposta c'era solamente quel numero telefonico, al quale rispondeva solo una segreteria meccanica che non offriva chiarimenti. Anzi chiedeva parole.
In galleri l'artista riporta la curiosità e l'interesse che quell'immagine aveva scatenato nella gente. Infatti la maggioranza delle voci che ora noi ascoltiamo dai registratori sistemati in una delle stanze della galleria esprime insieme a commenti più o meno benevoli un interrogativo insistente: “Ma chi sei?”. E buona parte dei manifesti ora attaccati in galleria, segnati dalle solite frasi e da disegni osceni, recano scritto ancora: “Chi sei?”.

Fontana si diverte a provocare e a mettere in difficoltà la gente. Come quando in maniera disarmante afferma: “Io sono un genio”. Le su azioni entrano in collisione con il tranquillo paesaggio che circonda ciascuno. Immettono un elemento straniante, perturbante, mentre lui si diverte a osservare cosa succede.
(Maria Luisa Frisa in Flash Art n.156, 1990)

domenica 19 giugno 2011

Stefano Fontana, Emettitori-Ricevitore, 1986-1987

Stefano Fontana,
Emettitori-Ricevitore, 1986-1987

galleria Il Prisma, Siena
Lascala c/o Il Desiderio preso per la coda, Roma



   I box emettitori distribuiscono gli inviti per la mostra dell'artista, che consiste esclusivamente nel box ricevitore destinato a raccoglierli.
Di quest'opera esistono due versioni: la prima realizzata presso la galleria Il Prisma di Siena nel 1986 e la seconda per Lascala c/o Il desiderio preso per la coda di Roma nel gennaio 1987.
Nella prima versione gli emettitori sono stati collocati in ambienti esterni, alla portata di un pubblico generico; nella seconda, viceversa, sono stati dislocati in interni, frequentati da un pubblico presumibilmente interessato all'arte (la facoltà di Architettura, una libreria specializzata, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, etc.). In questa seconda versione, inoltre, l'artista ha variato l'impostazione grafica dell'invito rendendone più esplicito il contenuto e assegnando ad ogni emettitore cartoncini di diverso colore, al fine di poterne distinguere la provenienza.
In entrambi i casi la mostra non è stata pubblicizzata secondo la prassi abitualmente seguita dalle gallerie (spedizione d'inviti per posta, comunicato stampa, etc.)
L'artista, con questa operazione, si proponeva di mettere in evidenza il carattere ormai rituale di un comportamento – recarsi ad una mostra in una galleria – che è estremamente frequente nella pratica quotidiana del pubblico dell'arte.
Fontana ha quindi sottratto a questo comportamento il consueto oggetto di riferimento – l'oggetto d'arte – dedicando la sua attenzione alle forme che normalmente lo pubblicizzano.
Il comportamento in questione – materializzato nel tragitto compiuto dai biglietti d'invito dai box emettitori a quello ricevitore – diviene in questo modo, come era nelle intenzioni dell'artista, il vero oggetto da contemplare ( “sono stato a vedere me stesso che andavo a vedere una mostra”)

(Domenico Nardone, scheda tecnica per lo Studio Casoli, Milano 1987)




istallazione di uno dei 5 emettitori a Siena


I risultati di questo esperimento furono, in entrambi i casi, più che deludenti. Praticamente nessuno riportò il biglietto d'invito nel ricevitore che si trovava all'indirizzo indicato e pertanto l'ho sempre considerato un esperimento fallito, ritenendo che il fallimento fosse parte integrante di una pratica dell'arte che si dichiarava appunto sperimentale e riconoscerlo come tale fosse teoricamente coerente. Nell'esperimento di Roma, tra l'altro, due emettitori furono distrutti da atti vandalici.
Significativamente Stefano Fontana fu però molto probabilmente invitato da Dan Cameron, nella sezione Aperto della Biennale di Venezia del 1988, sulla base di questa fotografia dell'opera Emettitori-Ricevitore apparsa su Flash Art e la cui impaginazione ricordava formalmente i display di Haim Steimbach. (D.N)





venerdì 17 giugno 2011

Stefano Fontana, Fusioni, 1989

Stefano Fontana, Fusioni, galleria Alice, 1989


   Le opere presentate in questa mostra dall'artista sono essenzialmente delle lastre quadrate di stagno disposte verticalmente grazie ad una semplice struttura in ferro che sorregge ognuna di esse.
Questi oggetti erano stati precedentemente portati nelle officine di una fabbrica e segnalate agli operai come “oggetti-ricevitori”. L'operaio infatti, munito di fiamma ossidrica, era libero di intervenire a suo piacimento sul foglio di piombo, creando buchi (il piombo è un metallo molto morbido usato infatti nelle saldature), colature e grumi di materia.
Si tratta allora di una situazione ben precisa: lo stimolo è fornito dall'artista e il compito eseguito dall'operaio (magari nei momenti di pausa-mensa). Come dire, uno scontro in vitro tra la non-funzionalità per antonomasia dell'artista, e la produttività contestuale dell'operaio; una frizione interessante, ma che presenta qualche contraddizione. L'opera infatti, come risultato di quel contattodiventa il luogo in cui il flusso vitale non selezionato si blocca in “opera”, ma che a questo punto sembra risolversi in pure esibizione “informale”.
Anche l'operaio avverte chiaramente che le goccioline di piombo fuso sono “estetiche”, e così il gioco non è più spontaneo. Si sente nell'aria un pericolo immediato di bellezza manierata.
(Miriam Mirolla in Flash Art n. 160, 1991, pag.105)

Mario de Candia, Lastre di piombo per le fusioni di Fontana, in Trovaroma, supplemento a La Repubblica, novembre 1989

martedì 14 giugno 2011

Stefano Fontana, Contenitori ideologici, 1985

Stefano Fontana, Contenitori ideologici, 1985
galleria Lascala

invito




comunicato stampa

Per un arco di 15 giorni sono stati messi in opera nella città di Piombino, con dislocazioni diverse, cinque contenitori gialli con la scritta   CONTENITORE IDEOLOGICO
Le risposte che tali oggetti di arredo possono aver stimolato negli occasionali fruitori sono ovviamente in funzione delle diverse interpretazioni che questi ultimi ne hanno realizzato.
Una percezione rapida e superficiale, al di sotto del livello di coscienza, tende ad accomunarli infatti a generici raccoglitori di rifiuti - anche per l'analogia grafica nonché fonetica di “ideologico" con 'ecologico' - determinando “risposte" non dissimile da quelle riscontrabili in contenitori pubblici con analoga funzione.
Una corretta lettura dell'iscrizione può dar luogo invece ad altre due tipologie interpretative.
La prima è quella di giustificazione logica, tendente a finalizzare l’oggetto ad una ipotetica indagine sociale - lettere con suggerimenti relativi al verde, all’orario scolastico  o quelle di schermo simili agli interventi in uso sulle schede elettorali, sono in realtà attribuibili ad una motivazione di questo tipo.
L'ultima interpretazione possibile è infine quella che esclude dall'intervento qualsiasi logica esterna e lo avverte come puramente gratuito. In quest'ultimo caso il contenitore assume una valenza di un segnale che possiamo definire con Eco uno stimolo che “non significa nulla ma causa e sollecita qualcosa". Si assiste dunque ad un comportamento che non trova altra giustificazione se non in se stesso e che pertanto può essere definito creativo.
Nell'ambito di quest'ultima categoria di risposte si possono stabilire ulteriori criteri di classificazione tendenti a determinare diversi livelli di creatività in funzione, ad esempio, della frequenza con la quale alcune risposte si ripetono ed altre no.
Va precisato che il materiale in questione, pur funzionando semplicemente da impronta
di un comportamento creativo più complesso indotto dall'artista , finisce, almeno in parte, per rivelare una valenza estetica autonoma. (Daniela De Dominicis)

pubblicato in catalogo L'Arte d'ingannare, D. De Dominicis, I Contenitori di Fontana, Ediz. Il Prisma, Siena 1985. 




domenica 12 giugno 2011

Stefano Fontana, Unione Depauperati Consapevoli, 2001

Dal 26 gennaio 2001, e per tutto il mese successivo, la galleria Alice&Altrilavoriincorso di Roma venne  trasformata in una 'sezione distaccata' dell'Unione, in cui venivano svolte attività di tesseramento, propaganda - attraverso la distribuzione di depliant, portachiavi con il simbolo dell'Unione, spillette, adesivi, etc. - e raccolta fondi. In concomitanza con il periodo di apertura di questa sezione distaccata, l'Unione aveva anche realizzato uno spot promozionale della durata di circa 3 minuti che fu mandato in onda integralmente dalla trasmissione televisiva Blob (RAI 3, 9-2-2001 ).

  
Oggetto: mostra UNIONE DEPAUPERATI CONSAPEVOLI (sezione distaccata) di Stefano Fontana.
Sede: Galleria Alice & Altri lavori in corso, v.lo del Governo Vecchio 7.
 00186 Roma. Tel.06/686.17.19
Inaugurazione: venerdì 26 gennaio 2001 ore 18.00
Orari di apertura: dal martedì al sabato, 11.00-13.00 e 17.00-20.00

   L'Unione Depauperati Consapevoli di Stefano Fontana appare per la prima volta nel 1996, con l'installazione all'aperto di un banco per la raccolta di adesioni, nel contesto della mostra Arte instabile a Bologna.
L'UN.DE.CO, nelle intenzioni dell'artista, dovrebbe essere una sorta di movimento politico virtuale, la riproduzione fedele dell'aspetto esterno della forma partito, realizzata mettendo in scena tutte le pratiche che ne caratterizzano l'esistenza nella sfera sociale: tesseramento, manifesti di propaganda, sito internet, spot pubblicitari, etc.
Il primo e unico punto del programma dell'UN.DE.CO è però quello di non avere assolutamente nessun programma. L'artista inserisce in questo modo nella realtà una struttura formale priva di contenuto, che nondimeno si trova ad essere agita (le adesioni vengono raccolte realmente e appaiono i primi militanti).
   L'Unione Depauperati Consapevoli di Stefano Fontana è quindi una critica serrata alla trasformazione della politica in rituale, alla sua risoluzione in giudizi di gradevolezza televisiva. Le adesioni che questo partito senza programma pure riesce a raccogliere, rivela altresì il bisogno sociale di politica, intesa nel senso più autentico di confronto sui contenuti e non sulle maschere.

A partire dal 26 gennaio e per tutto il mese di febbraio la Galleria Alice e Altri lavori in corso ospiterà una sezione dell'Unione Depauperati Consapevoli.



Volantino dell'Unione Depauperati Consapevoli (1)

Pensare è distinguere. E' saper riconoscere quando due cose sono di natura diversa, tra loro inconciliabili. Ma sappiamo riconoscere chi depaupera da chi è depauperato? Sappiamo compiere ancora questa elementare distinzione? Il fatto che la maggioranza avalli, più o meno passivamente, magari con un voto (o con un non-voto) progetti politici che si rivolgono indistintamente a tutti depauperanti e depauperati, fa temere il contrario. Ma come è possibile che categorie sociali così intrinsecamente opposte possano condividere aspettative, idee, interessi sul loro futuro. Forse sono soltanto le aspettative, le idee, gli interessi di una soltanto delle due classi; quella dei depauperanti  che ha scippato agli altri anche la consapevolezza di essere depauperati.

Noi depauperati vogliamo uscire da questa gabbia ideologica, riprenderci la nostra libertà di pensiero (che è qualcosa di più della libertà di cambiare canale).

La tradizionale dimensione politica sinistra-destra, che pur nel passato ha rappresentato il luogo principale della contrapposizione e della dialettica politica, ha da tempo perso ogni forza propulsiva. Le più recenti esperienze movimentiste, spesso trasversali alla politica classica, e che pur in certi contesti socio-politici hanno funzionato da catalizzatore di fattive volontà di cambiamento, hanno inesorabilmente subito un'involuzione, regredendo su posizioni qualunquiste e demagogiche. Lungi dall'aver creato una dimensione politica davvero alternativa, hanno piuttosto alla fine contribuito a trasformare lo scenario politico in un deserto che pur nella sua bidimensionalità non ha punti di riferimento, né direzioni privilegiate. Un tutto indifferenziato, incomprensibile, inutile: queste sono le tre 'i' della politica attuale.

A questo punto una terza dimensione nella politica si presenta come chiara necessità storica. E' soltanto in questa nuova dimensione che possiamo ricostruire le categorie di contrapposti: punto di partenza di ogni pensiero veramente dialettico. E' questo il luogo politico naturale del nostro movimento. Schierato senza ambiguità a fianco dei depauperati. Noi siamo i depauperati, ne rappresentiamo l'avanguardia cosciente. Siamo lo zenith di questa terza dimensione: punto di osservazione privilegiato di questo squallido deserto che sta ai nostri piedi: E verso lo zenith vogliamo portare tutti i depauperati: render loro la consapevolezza per unirsi e lottare contro chi sistematicamente ci depaupera.

Non saremo l'opposizione che con la sua esistenza legittima il potere. Non saremo una percentuale, un numero di voti da analizzare con una statistica.

Noi  saremo il potere organizzato dei depauperati consapevoli. Saremo liberi, penseremo come mille teste, ma agiremo compatti, rapidi, imprevedibili.

E' ora di svegliarsi depauperati di ogni luogo e di ricordarsi che:

La guerra non è pace.
La schiavitù non è libertà.
L'ignoranza non è forza.


Note:

(1) Pubblicato anche in Atti del Convegno L'Arte Relazionale prima di Nicolas Bourriaud, a cura di Francesca Franco, Macro Asilo Diario, fasc.16/03, Roma 2019.

http://www.altrilavoriincorso.com/home.html





venerdì 10 giugno 2011